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DEL N. 2 INTERVISTA AD ULRICH BECK di Alessandra Flora È ancora possibile una società della piena occupazione? Se non lo è, in che modo incertezza e precarietà possono trasformarsi in opportunità di sviluppo della società e delle potenzialità umane? Il sociologo tedesco Ulrich Beck, tra i più originali interpreti della società contemporanea, da più di trent’anni si confronta con alcuni dei grandi problemi che affliggono l'Europa, come la ricerca di rimedi stabili alla disoccupazione e il tentativo di riconquistare una coesione sociale messa in discussione dalla globalizzazione… Prof. Beck, lei ha scritto che oggi la politica è sempre più condizionata dalla razionalità scientifica. Gli scienziati costruiscono i rischi. La gente deve acquisire una percezione scientifica dei pericoli e degli effetti di questi pericoli. Quindi gli scienziati influenzano le leggi e il governo. Quali sono gli effetti di questi processo nei vari Paesi? Un effetto è che la democrazia possa essere messa seriamente a repentaglio, a meno che le persone non vengano educate adeguatamente alle nuove sfide e ai principali rischi a cui sono soggetti quotidianamente. Sicuramente nell’ultimo periodo si sta costituendo un nuovo sistema politico di esperti all’interno ai singoli governi. I cittadini forse stanno perdendo la possibilità di partecipare e di far sentire la propria voce all’interno dell’arena politica. E’ giusto che le persone vengano messe al corrente di tutti nuovi rischi che mettono in pericolo la loro vita, mentre spesso gli esperti e gli scienziati sono esprimono punti di vista diversi su uno stesso argomento, confondendo le idee dei cittadini che devono scegliere da che parte schierarsi. Per questo è importante raggiungere una visione pluralistica anche dei paradigmi scientifici che dominano la politica. ![]() Parliamo della crisi del Welfare State e del problema della disoccupazione. Lei ha osservato come le persone siano più libere dai vincoli dello Stato a seguito della conquista dei diritti fondamentali. In realtà si tratta di una falsa libertà, di un’illusione. Lo Stato non può trovarci un lavoro, non riesce ad assicurarci una pensione dignitosa. La gente ha paura e a molti piacerebbe rinunciare ad un po’ di quella libertà per riavere indietro sicurezze e certezze. La disoccupazione è un enorme problema in tutto il mondo. Sarà sempre peggio se crederemo ancora nella società della piena occupazione e ci illuderemo che con qualche piccolo accorgimento riusciremo a riconquistarla di nuovo. Questa è soltanto un’illusione, una falsa speranza dei giovani che crescono con l’idea di trovare subito lavoro. Credere di trovare facilmente lavoro è molto pericoloso, si rischia di venire gravemente traditi da queste speranze. In Europa, oggi, più un terzo della popolazione vive nella condizione del lavoro flessibile e in uno stato di insicurezza. Le persone devono prendere coscienza di queste incertezze e pensare che sul lavoro ci sarà sempre meno libertà. Dobbiamo ripensare l’intero mondo del lavoro. Purtroppo esso non può più essere più messo alla pari di altri diritti fondamentali dei cittadini, come il diritto all’assistenza sanitaria o alla pensione. E’ importante riconoscere la pluralità del lavoro e identificare l’importanza delle differenti forme che esso può assumere, come ad esempio l’attività fondamentale che i genitori esercitano allevando i figli all’interno dell’istituzione della famiglia. Un'altra attività lavorativa che deve essere riconosciuta è quella di quei cittadini che si battono per i diritti civili. In Italia, più che nel resto d’Europa, ancora persiste il mito del lavoro nella pubblica amministrazione, perché sembra dare maggiori garanzie di sicurezza rispetto ad un’occupazione in un’azienda privata. Secondo lei, quale sarà il futuro di milioni di persone che attualmente svolgono un pubblico impiego? Solo uno stregone potrebbe prevedere il futuro, mentre io invece svolgo il mio lavoro di studioso. Il sistema del servizio pubblico è in crisi. Non abbiamo bisogno che milioni di persone facciano questo lavoro che oltretutto in termini economici costa molto. Le nostre amministrazioni devono essere pronte a reagire alla situazione attuale: i servizi pubblici hanno perso il loro status di sicurezza e non fanno eccezione rispetto alla crisi globale dell’impiego. Per questo motivo non credo che ci attenda un futuro roseo. La Costituzione Italiana sta vivendo un momento di riforma, che prevede maggiore autonomia e potere degli enti locali rispetto al potere statale. Come si strutturano i localismi nell’era della globalizzazione? La globalizzazione si struttura e si sviluppa contemporaneamente all’evoluzione del concetto di “locale”. Locale e globale pertanto sono nozioni interconnesse fra di loro. Le persone devono impegnarsi a partecipare alle grandi decisioni a livello globale, ma per farlo l’unico modo è incrementare la dimensione localistica, la sola ove sia possibile fare esperienze concrete e partecipare al sistema democratico. ![]() In Italia il ministro per l’Innovazione Tecnologica pensa che in futuro le persone pagheranno le tasse e accederanno ai servizi pubblici su Internet. Il ministro ritiene che in questo modo la qualità della vita migliorerà rispetto a quella attuale. Molti finanziamenti pubblici in tutta Europa sono stati stanziati in tal senso. Secondo lei come si può superare il divario tecnologico che ancora pesa sul nostro paese? Internet ha certamente cambiato il modo di comunicare e di interconnettersi a livello mondiale. In fondo è normale, ogni medium ha cambiato il modo di rapportarsi e di relazionarsi degli esseri umani. Non sono totalmente convinto del fatto che la razionalizzazione dei servizi pubblici attraverso il sistema di Internet possa essere davvero l’unica soluzione ai nostri problemi. Sia i cittadini che il Governo devono essere molto cauti nel ponderare questi rischi. I problemi strutturali dello Stato non potranno risolversi soltanto facendo comunicare meglio e di più i cittadini. Dobbiamo incoraggiare le persone ad imparare ad usare le nuove tecnologie e dobbiamo dare ai cittadini maggiori occasioni di formazione, ma non bisogna caricare i cittadini, tramite le nuove tecnologie, di responsabilità che sono esclusivamente dello Stato. Con l’avvento dei mass media e di Internet, le lotte sindacali, le manifestazioni e gli scioperi dei lavoratori contro il governo, in Italia come nel resto del mondo, hanno assunto un significato diverso. Quanto è cambiata la pressione dell’opinione pubblica grazie all’aiuto dei media? Per usare una metafora: Internet ha sostituito il ruolo che un tempo avevano le strade. Mi spiego meglio, vent’anni fa le persone manifestavano per le strade. Oggi invece sono connesse a livello transnazionale su Internet. E’ importante che le persone sappiano sviluppare una propria opinione critica rispetto al governo. Bisogna riconoscere questa funzione alla Rete. Visto che i governi spesso veicolano le loro idee attraverso i media, per l’opinione pubblica non esiste medium più adatto di Internet per portare avanti idee ed i valori diversi. I media come Internet sono una piattaforma fondamentale per articolare interessi e resistenza in modo democratico, dal momento che è il governo il primo ad avvalersi dei mass media. . . |
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